Il tumore del pancreas è ancora oggi una delle neoplasie più difficili da trattare. La sopravvivenza a cinque anni resta tra le più basse tra tutti i tumori solidi, e uno dei principali ostacoli alla guarigione è la capacità delle cellule tumorali di sviluppare resistenza ai trattamenti. Una nuova ricerca italo-americana apre però uno spiraglio importante: è stata identificata la proteina Fra-2 come fattore chiave nella resistenza alle terapie molecolari più avanzate disponibili oggi contro questa malattia.
La mutazione Kras e le nuove terapie mirate
L’adenocarcinoma duttale del pancreas, forma più comune e aggressiva del tumore pancreatico, è caratterizzato nella grande maggioranza dei casi da una mutazione del gene Kras, che guida sia l’insorgenza della malattia che la sua progressione. Negli ultimi anni la ricerca farmacologica ha compiuto passi avanti significativi sviluppando farmaci capaci di inibire direttamente la proteina Kras alterata. Si trattava di un risultato a lungo atteso, considerato a lungo irraggiungibile. Tuttavia, l’entusiasmo clinico si è scontrato con un limite importante: le cellule tumorali pancreatiche riescono ad adattarsi rapidamente, sviluppando meccanismi di resistenza che rendono questi inibitori progressivamente inefficaci.
La scoperta della proteina Fra-2
A fare luce su questo meccanismo è stato un gruppo di ricercatori della Sapienza Università di Roma, coordinato da Gian Luca Rampioni Vinciguerra del Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare, in collaborazione con la Ohio State University. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista internazionale Proceedings of the National Academy of Sciences, mostrano che Fra-2, un fattore di trascrizione normalmente deputato a gestire la risposta cellulare allo stress, viene attivato in modo anomalo nelle cellule tumorali sottoposte ai trattamenti anti-Kras.
Una volta attivata in modo aberrante, Fra-2 è in grado di riprogrammare profondamente il profilo molecolare delle cellule neoplastiche, rendendone la crescita indipendente dall’azione di Kras. In altre parole, anche quando il farmaco riesce a bloccare correttamente il suo bersaglio, le cellule trovano un percorso alternativo per continuare a proliferare, vanificando l’effetto terapeutico.
Fra-2 come possibile nuovo bersaglio terapeutico
La scoperta non si limita a spiegare il problema, ma indica anche una possibile soluzione. Gli esperimenti condotti in laboratorio hanno dimostrato che inibire contemporaneamente sia Kras che Fra-2 potenzia significativamente l’efficacia del trattamento, aprendo la strada a strategie terapeutiche combinate. Fra-2 si configura dunque non solo come un marcatore di resistenza, ma come un promettente bersaglio farmacologico su cui concentrare le ricerche future.
Una ricerca multidisciplinare tutta italiana
Lo studio è stato realizzato con il contributo della Fondazione AIRC e grazie alla collaborazione di alcuni tra i più importanti centri oncologici italiani: la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, l’Università di Verona e l’Università di Modena e Reggio Emilia. Una rete di eccellenza che dimostra la vitalità della ricerca oncologica italiana anche su fronti considerati tra i più complessi della medicina moderna.
Cosa significa per i pazienti
Per chi affronta oggi una diagnosi di tumore al pancreas, questa scoperta non si traduce ancora in una terapia immediatamente disponibile. I passaggi dalla ricerca di base alla sperimentazione clinica richiedono tempo. Tuttavia, conoscere il meccanismo esatto con cui le cellule tumorali sfuggono ai farmaci è il primo, indispensabile passo per progettare cure più efficaci e duraturi. La speranza è che le terapie di nuova generazione basate sull’inibizione combinata possano, in futuro, cambiare concretamente la prognosi di questa malattia.
Fonte: Adnkronos Salute, 4 maggio 2026. Studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences*. Ricerca coordinata da Gian Luca Rampioni Vinciguerra, Sapienza Università di Roma, in collaborazione con The Ohio State University. Sostenuta da Fondazione AIRC.*