Hantavirus sulla nave da crociera: cosa sta succedendo e cosa sapere

Un focolaio sospetto di hantavirus a bordo di una nave da crociera ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica un’infezione poco conosciuta ma potenzialmente grave. La MV Hondius, piccola nave battente bandiera olandese, si trova al largo delle coste africane con 149 passeggeri provenienti da circa 23 Paesi e oltre 50 membri di equipaggio a bordo. Il bilancio aggiornato parla di tre decessi e tre casi confermati di positività al virus.

Il bollettino: tre morti, tre positivi

La nave era partita da Ushuaia il 20 marzo con destinazione Capo Verde, dove l’arrivo era previsto per il 4 maggio. Le vittime accertate sono tre: una coppia di coniugi olandesi e un cittadino tedesco. Tra i contagiati figura un cittadino britannico, ricoverato in gravi condizioni in un ospedale di Johannesburg, e due membri dell’equipaggio rimasti a bordo. La compagnia Oceanwide Expeditions ha confermato di trovarsi a gestire una situazione medica seria, senza tuttavia fornire dettagli sullo stato degli altri passeggeri.

La storia dei coniugi olandesi

Tra le vittime spicca il caso di una coppia di anziani olandesi. Il marito, 70 anni, aveva manifestato febbre, mal di testa, dolori addominali e diarrea. Il suo decesso è avvenuto mentre la nave si trovava al largo dell’isola di Sant’Elena, dove il corpo è stato temporaneamente portato in attesa del rimpatrio. La moglie, 69 anni, era stata trasferita in Sudafrica, dove è collassata all’aeroporto di Johannesburg per poi morire in ospedale.

Cos’è l’hantavirus e come si trasmette

L’hantavirus è un’infezione di origine animale, trasmessa all’essere umano principalmente attraverso i roditori. Il contagio avviene per contatto diretto con feci, urine o saliva di topi infetti, oppure per inalazione di particelle virali presenti negli escrementi. La trasmissione da persona a persona è considerata rara. I sintomi possono interessare l’apparato respiratorio, con forme di polmonite interstiziale, oppure manifestarsi come grave insufficienza renale. La presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), Cristina Mussini, ha invitato a mantenere alta la vigilanza senza cedere ad allarmismi ingiustificati, ricordando che si tratta di un’infezione già nota in letteratura medica, presente da anni soprattutto nei Balcani.

Il periodo di incubazione e l’ipotesi del contagio pre-imbarco

Uno degli elementi più rilevanti per ricostruire la dinamica del focolaio riguarda il periodo di incubazione dell’hantavirus, che varia tra i 2 e i 20 giorni. Questo dato alimenta l’ipotesi, condivisa sia dalla professoressa Mussini sia dall’epidemiologo neozelandese Michael Baker, interpellato dalla BBC, che uno o più passeggeri potessero essere già stati infettati prima di salire a bordo della nave. Le indagini epidemiologiche in corso dovranno chiarire l’origine esatta del contagio e la catena di trasmissione.

Cosa fare in caso di sospetto contagio

Per chi non si trova sulla nave, il rischio diretto è praticamente nullo. L’hantavirus non si diffonde per via aerea tra persone né attraverso contatti sociali ordinari. Il pericolo reale riguarda chi entra in contatto con roditori infetti o con i loro escrementi in ambienti contaminati. Chi nei giorni scorsi si trovasse in aree a rischio e manifestasse sintomi come febbre alta, dolori muscolari intensi o difficoltà respiratorie è comunque invitato a rivolgersi al proprio medico, segnalando eventuali esposizioni.


Fonte: Il Sole 24 Ore — Sanità24, 5 maggio 2026. Articolo di Letizia Giostra. Dichiarazioni di Cristina Mussini (SIMIT) e Michael Baker (epidemiologo, intervistato da BBC).