Le statine sono tra i farmaci più prescritti al mondo per il controllo del colesterolo e la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Eppure, attorno a loro circolano dubbi, timori e spesso informazioni contrastanti. Una delle domande più frequenti riguarda proprio gli effetti collaterali: quanto sono reali? Quanto, invece, sono il frutto di percezioni soggettive o di informazioni parziali? Una delle analisi più ampie mai pubblicate sull’argomento, apparsa sulla prestigiosa rivista The Lancet, aiuta finalmente a fare chiarezza.
Lo studio sul Lancet: dati su oltre 154.000 pazienti
La ricerca ha preso in esame i dati di oltre 154.000 partecipanti coinvolti in studi clinici condotti in doppio cieco, ovvero quella metodologia in cui né il medico né il paziente sanno se si stia assumendo il farmaco vero o un placebo. Questo approccio è fondamentale per isolare gli effetti reali della molecola da quelli attribuibili alla suggestione, noto come effetto nocebo — la tendenza, cioè, a sviluppare sintomi semplicemente perché si è convinti di poterli manifestare.
Il risultato è significativo: ben 62 dei 66 effetti indesiderati comunemente attribuiti alle statine non trovano alcuna conferma di causa-effetto con l’assunzione del farmaco. Gli unici effetti realmente documentati riguardano lievi alterazioni degli enzimi epatici (transaminasi), piccole modifiche nella composizione delle urine e modesti edemi, tutti con un rischio assoluto inferiore allo 0,1% per anno.
Il nodo dei dolori muscolari: reali, ma più rari di quanto si creda
Il sintomo più temuto da chi prende le statine è senza dubbio il dolore muscolare, spesso accompagnato da crampi o senso di debolezza. Lo studio non lo ignora: i ricercatori confermano che esiste un piccolo aumento — circa l’1% — di sintomi muscolari lievi, ma questi si manifestano quasi esclusivamente nel primo anno di trattamento.
Il quadro si complica però quando si confrontano i dati dei trial clinici con quelli della pratica medica quotidiana. Una ricerca condotta dalla Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi (SISA) su oltre 16.000 pazienti ha rilevato che, nella vita reale, quasi il 10% dei pazienti riferisce disturbi muscolari durante la terapia. Tuttavia, quando questi soggetti sono stati seguiti con un protocollo rigoroso di sospensione e ripresa della cura, il problema si è rivelato effettivamente legato al farmaco solo nel 3% dei casi.
Benefici che superano i rischi: quando continuare la terapia
Il messaggio degli esperti è chiaro: i benefici delle statine nella prevenzione di infarti e ictus superano ampiamente i rischi documentati. Chi assume questi farmaci da anni non ha motivo di allarmarsi, a patto di mantenere un dialogo aperto con il proprio medico curante.
È importante, in particolare, non sospendere mai la terapia autonomamente nel caso si avvertano fastidi. La maggior parte dei disturbi riferiti risulta non correlata al farmaco oppure facilmente gestibile con un aggiustamento della dose o un cambio di molecola. Per i pazienti che risultano effettivamente intolleranti alle statine, esistono oggi alternative farmacologiche valide, che il medico può valutare caso per caso.
Un farmaco da non temere, ma da conoscere
La vera sfida non è convincere i pazienti a smettere di prendere le statine, bensì aiutarli a comprenderle meglio. La disinformazione, i timori infondati e l’abbandono spontaneo della terapia sono tra le principali cause di recidive cardiovascolari prevenibili. Conoscere i dati reali, affidarsi a fonti scientifiche aggiornate e mantenere un rapporto di fiducia con il proprio specialista resta la strada migliore per gestire il colesterolo alto in modo efficace e sicuro.
Fonte: Corriere della Sera — Corriere Salute, 5 maggio 2026. Articolo di Pablo Werba, Centro Cardiologico Monzino, Milano. Dati: The Lancet; Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi (SISA).