Quasi la metà delle persone tra i 50 e gli 80 anni con fattori di rischio cardiovascolare lieve o moderato presenta già segni di scompenso cardiaco precoce non diagnosticato, pur non avendo mai avuto un infarto o un ictus.
È questo il dato più sorprendente emerso dai primi risultati del progetto Brimberg, un’iniziativa nata dalla collaborazione tra la Fondazione Anthem e l’ASST Papa Giovanni di Bergamo, che punta a intercettare precocemente le malattie cardiache prima che si manifestino con episodi acuti e potenzialmente fatali.
Cos’è il progetto Brimberg e come funziona
Brimberg — acronimo che richiama i territori coinvolti: Bergamo, Val Brembana e Valle Imagna — è stato avviato a maggio 2025 nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al PNRR. I medici di medicina generale hanno reclutato 604 persone residenti in 66 Comuni della provincia bergamasca, tutte con almeno un fattore di rischio cardiovascolare come ipertensione, diabete, patologia renale cronica o problemi di colesterolo, ma senza una storia pregressa di eventi cardiaci e senza comorbilità gravi.
Tra ottobre 2025 e marzo 2026, 310 di queste persone sono state sottoposte a valutazioni cardiologiche presso le Case di comunità del territorio.
I risultati: un cuore malato che non dà segnali
I dati emersi sono clinicamente rilevanti. Il 23% dei pazienti valutati presenta dispnea da sforzo associata a livelli elevati di NTproBNP, un biomarcatore ematico specifico per lo scompenso cardiaco. Un ulteriore 20% mostra una disfunzione cardiaca completamente asintomatica: il cuore è già compromesso, ma la persona non avverte alcun sintomo. Sommando questi due gruppi, oltre il 40% del campione ha una condizione cardiaca seria che, senza questo screening, sarebbe rimasta nascosta fino a un possibile episodio critico.
Lo scompenso cardiaco: un problema destinato a crescere
Lo scompenso cardiaco è una condizione in cui il cuore non riesce a pompare il sangue in modo efficiente, con conseguenze che possono andare dalla riduzione della qualità della vita fino a situazioni di emergenza. In Italia ne soffrono attualmente circa 600.000 persone, una cifra destinata a salire a 920.000 entro il 2040 secondo le proiezioni, per effetto dell’invecchiamento progressivo della popolazione. Nella sola provincia di Bergamo, le stime attuali parlano di 15.000-20.000 individui colpiti. Una vera e propria emergenza silenziosa, che si consuma lontano dai riflettori.
La prevenzione come scelta culturale
Uno degli aspetti più qualificanti di Brimberg è il modello organizzativo su cui si fonda: la collaborazione strutturata tra specialisti ospedalieri e medici di base. I cardiologi dell’ospedale Papa Giovanni si occupano della diagnosi e dell’impostazione delle terapie, mentre i medici di famiglia, grazie al rapporto fiduciario con i pazienti, svolgono un ruolo essenziale nell’individuazione e nel coinvolgimento delle persone a rischio. Anticipare la presa in carico, dialogando tra professionisti di diversi livelli del sistema sanitario, è il principio guida del progetto.
I promotori dell’iniziativa insistono sul fatto che la prevenzione non deve essere solo una pratica sanitaria, ma una vera scelta culturale. Permettere alle persone di invecchiare in salute significa anche ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere, sempre più sollecitate dall’aumento della popolazione anziana.
I prossimi passi: algoritmi e tecnologia al servizio della diagnosi
I dati resi noti sono solo una tappa intermedia. L’obiettivo è completare lo screening su 1.072 pazienti entro la fine del 2026, termine di chiusura previsto per il progetto. Una volta raccolte tutte le informazioni, il lavoro dei ricercatori si concentrerà sull’elaborazione di algoritmi diagnostici capaci di processare i dati in modo efficiente e replicabile su larga scala. I risultati finali saranno poi valutati dal Ministero dell’Università e della Ricerca, che deciderà se finanziare una prosecuzione del progetto nel biennio 2027-2028.
Fonte: L’Eco di Bergamo, 6 maggio 2026