MICI: le malattie infiammatorie intestinali colpiscono sempre più giovani

Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali — note anche con l’acronimo IBD, dall’inglese Inflammatory Bowel Diseases — sono patologie caratterizzate da un’infiammazione persistente dell’intestino, causata da un’alterazione del sistema immunitario. Le due forme principali sono la Malattia di Crohn, che può interessare qualsiasi tratto del tubo digerente, e la Colite ulcerosa, che colpisce invece il colon.

Si tratta di malattie in crescita nei Paesi industrializzati, diagnosticate prevalentemente tra i 15 e i 40 anni, ma con un aumento preoccupante anche tra i pazienti pediatrici e nelle persone di età più avanzata. Tra i fattori implicati, gli esperti citano cambiamenti nello stile di vita, nelle abitudini alimentari e nell’esposizione ambientale, oltre a una maggiore capacità diagnostica rispetto al passato.

I sintomi da non ignorare

I segnali delle MICI possono variare notevolmente da persona a persona, rendendo la diagnosi non sempre immediata. I sintomi più comuni includono diarrea persistente, dolori addominali, presenza di sangue nelle feci, perdita di peso, stanchezza intensa e febbre.

In alcuni casi le manifestazioni non si limitano all’intestino: possono comparire dolori articolari, problemi alla pelle, infiammazioni oculari o anemia, le cosiddette manifestazioni extraintestinali. Proprio per questa varietà di presentazioni, è fondamentale non sottovalutare disturbi che durano nel tempo, soprattutto nei giovani adulti.

Diagnosi precoce: perché è decisiva

Intervenire tempestivamente è uno degli aspetti più importanti nella gestione delle MICI. Una diagnosi precoce consente di avviare le terapie prima che l’infiammazione provochi danni permanenti alla mucosa intestinale, migliorando significativamente le prospettive a lungo termine.

Il percorso diagnostico combina diversi strumenti: esami del sangue e delle feci, colonscopia con prelievo di biopsie, ecografia intestinale, risonanza magnetica ed esami radiologici. Solo un approccio integrato permette di inquadrare correttamente la malattia e scegliere il trattamento più adeguato.

Le nuove terapie biologiche cambiano la prognosi

Negli ultimi vent’anni la ricerca ha compiuto passi enormi. L’obiettivo terapeutico non è più semplicemente alleviare i sintomi, ma ottenere una remissione profonda dell’infiammazione e prevenire le complicanze nel tempo. Le terapie biologiche e i farmaci a bersaglio molecolare hanno trasformato radicalmente il profilo prognostico di molti pazienti, offrendo trattamenti sempre più selettivi, sicuri e gestibili in autonomia.

Accanto alla farmacologia, anche le scelte quotidiane contano: il fumo è uno dei principali fattori di rischio per la Malattia di Crohn, mentre alimentazione scorretta, stress cronico e uso indiscriminato di antibiotici possono influenzare negativamente il decorso della malattia.

Vivere con le MICI: una vita piena è possibile

Una diagnosi di MICI non deve tradursi in una rinuncia alla qualità della vita. Con una presa in carico specializzata, controlli regolari e un’adeguata aderenza alle terapie, molte persone con queste patologie studiano, lavorano, viaggiano e conducono una vita normale.

Affidarsi a centri specializzati con équipe multidisciplinari è fondamentale: non solo per la gestione clinica, ma anche per il supporto psicologico, spesso necessario in malattie croniche che — pur invisibili agli occhi — condizionano profondamente la quotidianità. Parlare apertamente di MICI è anche un modo per combattere lo stigma che ancora troppo spesso circonda queste patologie.


Fonte: La Provincia di Cremona, intervista alla dott.ssa Samanta Romeo e al dott. Guido Manfredi, Struttura Complessa di Gastroenterologia di ASST Crema — 18 maggio 2026, in occasione della Giornata Mondiale delle MICI.